Matilde, partecipante al Campus in Haiti

Sono tornata in Italia e la mia seconda esperienza in un campus solidale della Fondazione Francesca Rava in Haiti sembra già così lontana nel tempo ma costante nella memoria e nel cuore.
È stato tutto pieno, tutto vivo e reale.

Riguardo le foto e mi emoziono al solo pensiero di quanto sia straordinaria la vita se vissuta con rispetto, condivisione e amore.
Sono giorni che provo a fermarmi, a chiudere gli occhi per tornare anche solo un secondo lì, per poter guardare un’altra volta quei sorrisi, quegli sguardi pieni di vita, per poter accarezzare le manine dei bimbi che si avvicinano, ti stringono e non ti lasciano più.
La distanza geografica, ahimè, è tanta ma fortunatamente non esiste la distanza del cuore, che consente di provare sentimenti concreti ed eterni in qualsiasi parte del mondo ci si trovi.

Sono partita la prima volta per un campus due anni fa, spinta da un mio sogno di provare emozioni forti, di vedere una parte del nostro mondo che non sembra però appartenere al pianeta Terra ma soprattutto per abbracciare e coccolare bimbi bisognosi di amore.

Il primo campus ha creato nel mio cuore una voragine, un dispiacere non consolabile che mi ha portato a rivalutare e ridimensionare la mia visione del mondo.
Dopo una prima settimana in cui le lacrime scendevano senza sosta e non ero capace di trovare le risposte al mio sconforto, ho iniziato a reagire perché era l’unica cosa possibile da fare.
Sole cocente e sudore formavano la combinazione costante nelle giornate di noi partecpanti. Alla sera scrivevo il mio diario di viaggio, mettevo nero su bianco tutte le mie emozioni, le mie rabbie ma anche le gioie, le riflessioni positive ma anche quelle negative, addirittura pessime, e poi chiudevo il piccolo diario e mi coricavo con l’animo leggero, ma di una leggerezza intensa che ti fa sentire parte del mondo.

In questo modo, le mie prime due settimane in Haiti sono volate e a distanza di due anni ricordo ancora ogni minima cosa, ogni incontro e ogni abbraccio.
In questi anni ho pensato e ripensato a cosa potessi fare per ritrovare e risentire quella parte di me viva e presente nel mondo che solo Haiti è in grado di far provare.

A marzo di quest’anno mi sono laureata in Scienze della comunicazione, ho deciso di presentare una tesi di laurea sulla mia esperienza in Haiti e su come fosse stata affrontata la diffusione delle notizie successive al terremoto del 2010. Così, scrivendo la tesi pomeriggio dopo pomeriggio passato sui libri e davanti al computer, ho cullato il sogno di tornare in Haiti e a luglio di quest’anno, con un gruppo di partecipanti numeroso ed eterogeneo sono partita carica di emozioni ed entusiasmo.

Mentre l’aereo atterrava a Port-au-Prince il mio cuore batteva forte, ricominciavo a sentirmi “nel posto giusto al momento giusto” della mia crescita personale.
Ho affrontato il campus con consapevolezza e maturità, doti che la prima volta mi sono mancate, ma che mi hanno permesso di aggiungere dei tasselli fondamentali alla mia persona; la consapevolezza di trovare e ritrovare la realtà haitiana ancora in ginocchio mi ha garantito di rimboccarmi le maniche fin da subito. Le emozioni che ho provato sono state differenti, le lacrime che ho versato hanno avuto un sapore diverso: ho pianto stringendo nuovamente le mani di un dolce bambino di 9 anni, conosciuto due anni fa nella “sala dei Pesci” dell’ospedale Saint Damien. Purtroppo non può parlare ne vedere, ma l’intensità con cui stringe le mani o sorride valgono più di mille parole.

Ho pianto di gioia abbracciando, stringendo, ridendo con le lacrime, il piccolo grande ometto Feniel*  di 8 anni adottato a distanza due anni fa, al mio ritorno in Italia. Ritrovarlo cresciuto, felice e circondato da persone che lo educano e che si prendono cura di lui, mi fa essere orgogliosa e fiduciosa di tutte le azioni benefiche portate avanti in tutti questi anni da N.P.H., rappresentata in Italia dalla Fondazione Francesca Rava.

I miei cari e gli amici in questi giorni immediatamente successivi al campus mi chiedono “Mati, com’è stata l’esperienza in Haiti?” e io ogni volta provo a mettere in fila le parole, cerco frasi che possano dare una minima idea di che cosa voglia dire condurre una vita in Haiti, di che cosa ci sia ma soprattutto di tutto quello che manca, e purtroppo è come se nessuno avesse ancora inventato le parole adatte per descrivere che cosa voglia dire essere nati, crescere e vivere lì.
Ad Haiti mancano tante cose, certo, manca l’elettricità, l’acqua potabile, un governo in grado di ascoltare il popolo e agire equamente, case, scuole e ospedali, ma quel poco che c’è è così fondamentale ed indispensabile per i più che è impossibile rimanere fermi e inermi davanti al grido di aiuto che ci vuol far sentire il popolo haitiano.
Haiti insegna la gratitudine, la gioia della vita e la collaborazione ed è impiegando queste preziose qualità che noi, fortunati, saremo capaci di aiutare un popolo pieno di forza vitale ed amore.
Haiti, torno da te la prossima estate!

 

*per motivi di privacy il nome del bambino è stato cambiato.

- Matilde, partecipante al Campus in Haiti